9) Kant. Lo schematismo.

Il rapporto fra i concetti puri dell'intelletto ed i fenomeni
implica un terzo elemento, cio lo schematismo trascendentale, che
 un'arte nascosta.
I. Kant, Critica della ragion pura, Parte secondo, An. Trasc.,
secondo, capitolo primo  (pagine 366-367)

In ogni sussunzione di un oggetto sotto un concetto la
rappresentazione del primo deve essere uniforme con quella del
secondo: cio, il concetto deve contenere ci che  rappresentato
nell'oggetto da assumersi sotto di esso; questo, infatti,  pure
il significato dell'espressione: un oggetto  contenuto sotto il
suo concetto. Cos il concetto empirico di un piatto  uniforme
con quello geometrico puro di un cerchio, in quanto la rotondit
che nel primo  pensata, nel secondo pu essere intuita.
Ma i concetti puri dell'intelletto, a paragone delle intuizioni
empiriche (in generale sensibili), non sono loro affatto omogenei,
n possono mai venir trovati in alcuna intuizione. Nessuno potr
per dire, allora, come sia possibile l'assunzione delle ultime
sotto i primi, e pertanto l'applicazione della categoria alle
apparenze: questa, per esempio la causalit, potrebbe mai essere
anche intuita mediante i sensi ed essere contenuta nell'apparenza?
Questa questione cos naturale e importante  poi, propriamente,
la causa, che rende necessaria una dottrina trascendentale del
giudizio, per mostrare appunto la possibilit: come concetti puri
dell'intelletto possano essere applicati alle apparenze.
Allora  chiaro, che ci deve essere un terzo elemento, che deve
stare in omogeneit da un lato con le categorie, dall'altro con
l'apparenza, e rende possibile l'applicazione dalla prima alla
seconda. Questa rappresentazione mediatrice deve essere pura
(senza nulla di empirico), e tuttavia essere da un lato
intellettuale, dall'altro sensibile. Tale rappresentazione  lo
schema trascendentale.
Lo schema  in se stesso ognora un prodotto dell'immaginazione; ma
in quanto la sintesi di questa non ha in vista alcuna singola
intuizione, bens' solo l'unit nella determinazione della
sensibilit, lo schema  pertanto da distinguere dall'immagine.
Cos, se io metto cinque punti uno dopo l'altro (_..), questa 
un'immagine del numero cinque. Invece, se io penso soltanto a un
numero in generale, che pu essere poi cinque o cento, questo
pensiero  piuttosto la rappresentazione di un metodo, per
rappresentare in una immagine una molteplicit (per esempio,
mille) in conformit di un certo concetto, che non questa immagine
stessa, che io in quest'ultimo caso difficilmente potrei
contemplare e comparare al concetto. Ora, questa rappresentazione
di un processo generale dell'esperienza rivolto a procurare a un
concetto la sua immagine,  quella che denomino lo schema per
questo concetto.
Il concetto del cane significa una regola, secondo la quale la mia
immaginazione pu designare la figura di un certo animale
quadrupede, senza essere limitata ad alcuna singola particolare
figura propostami dall'esperienza o a qualsiasi possibile
immagine, che io possa proporre in concreto. Questo schematismo
del nostro intelletto in rapporto alle apparenze e alla loro mera
forma,  un'arte nascosta nelle profondit dell'anima umana, i cui
veri strumenti difficilmente noi potremo mai apprendere dalla
natura ed esporre senza veli in piena luce.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciassettesimo, pagine 239-240.
